sabato 22 novembre 2014

Oggi ho incontrato Luca, e voglio farlo conoscere anche a voi

Oggi ho incontrato Luca, e voglio farlo conoscere anche a voi, perché oggi ho avuto la prova tangibile che l'amore di una madre, la grandezza del suo essere, possono far vivere un figlio che se ne è andato prematuramente, per l'eternità
È stato emozionante essere oggi alla presentazione del libro "Il mio nome è Luca Orioli", raccolta di poesie scritte da un ragazzo che è stato portato via alla vita troppo presto, senza aver mai potuto trovare la verità sulla sua scomparsa
Nella cornice meravigliosa dell'Università cattolica, oggi Luca ha vissuto con noi, e ci ha regalato un momento bellissimo, attraverso le parole di Olimpia Orioli, una mamma, coraggiosa e dolce, determinata ed eccezionale, quelle di Francesca Barra, di Barbara Benedettelli, e delle persone che sono intervenute, fra cui diversi amici che Luca lo hanno vissuto e ci hanno trasmesso la sua bellezza.
Voglio riportarvi alcuni passi più significativi degli interventi iniziando dalle parole di Francesca, che sostiene Olimpia da tanti anni nella sua ricerca della verità, attraverso diverse iniziative, fra cui il suo programma in radio "La Bellezza Contro le Mafie", articoli nei giornali e trasmissioni televisive nelle quali sono state raccontate le ingiustizie subite da Olimpia nel suo cammino, fatto di sofferenza, di solitudine, di emarginazione, ma anche di bellezza, coraggio e ispirazione.

Francesca
"Il peso maggiore lo porta sempre chi resta, ed Olimpia è stata una mamma ostinata, coraggiosa...
Avevo assistito al funerale di Luca da piccola, e ricordo che rimasi sempre convinta che dietro quel funerale, si nascondevano verità non trovate, o non volute trovare. L'ho contattata e le ho detto "io non ti ho mai dimenticata"
Abbiamo pensato che intervenire dall'alto non sarebbe servito a niente, e che la strada giusta sarebbe stata quella di scuotere le coscienze, e così abbiamo portato avanti nei programmi qesta storia
Io non so chi è Luca ma so chi è Olimpia, è una sopravvissuta.Perché a certi dolori non si sopravvive.
Luca deve essere ricordato col sorriso, ma poi bisogna continuare la battaglia con Olimpia"

Le parole di Barbara Benedettelli, delicatamente stupende, ci hanno aiutato a interpretare, vivendole, le poesie di Luca.
"Tu Olimpia hai 2 compiti da portare sempre avanti, il primo è per te e per noi, il compito della giustizia e la ricerca della verità, ed il secondo è per Luca e per l'umanità, perché con questa meravigliosa raccolta, avete reso Luca, immortale.
Le Poesie di Luca non sono solo poesie, ma voce della vita
Luca attraverso le parole ci ha fatto vedere il cielo, ci ha esortato a guardare col cuore per vedere la verità vera, senza condizioni o veli
Luca nell'altro vedeva se stesso oltre allo scrutatore, e lui era già molto avanti rispetto a questo concetto che nei nostri giorni è così attuale.
L'altro siamo noi ma non ci rendiamo conto presi dalla consuetudine della vita quotidiana, e quando dice che siamo in un epoca in cui non siamo capaci di guardare il cielo col cuore, di non guardare gli altri negli occhi, di non tendergli la mano perché abbiamo paura, dobbiamo pensare che lo diceva nel suo tempo, lontano dal nostro, ed era già avanti
Luca nelle sue poesie ci esorta a cambiare la realtà"
E poi le parole di Mamma Olimpia che vi trascrivo direttamente, ma devo partire dalla poesia "madre", trascrivendovela per farvi capire
Madre

Incredibilmente
Paterna ragione
D'eterna speranza
D'eterna dolcezza
D'eterno
Tu scaturigine
Vittima di me
Parte di me d'un unico segno
Madre
Che mai morrai ai miei occhi di bimbo
Mai altro più di te potrà avermi
Il tuo tanto sognare
Non merita la realtà che io sono
Il tuo tanto dolore
Ti è ragione di vanto
Inestimabile e irripetibile dono di Dio
Segno d'incommensurabile amore

"Nella poesia "madre", ci sono dei riferimenti che ho dovuto spiegare a me stessa, per capire e sedare il mio dolore
Vivere l'attimo, è vivere l'eternità
Quando ho visto il corpo di Luca ho detto qui comincia la mia eternità
Il dolore di una mamma non può finire mai
Il diritto all'oblio uccide una madre
Nella poesia madre c'è la spiegazione a tutte le mie pene, perché quando un figlio scrive "Mai altro più di te potrà avermi" capisci l'amore e la profondità del sentimento che ti unisce a lui
Il senso del dolore non mi dava possibilità di poter sopravvivere, ma quello stesso dolore è stata la base della mia grande gioia.
Luca non è morto, il suo amore continua in me, e non posso scindere l'eterno che è in me
Ora ho capito il senso delle parole di madre madre di eterno, Era un compito eterno quello che dovevo assolvere, perché In ogni poesia di Luca c'e un invito a continuare, a lottare
Quando mi sono accorta che avevo sposato Luca dentro di me, ho capito che cosa intendeva con"madre di eterno"
Attraverso la comprensione della poesia madre, ho capito che quel grande dolore che avevo avuto, doveva portarmi ad amare tutti i luca e restiuire quell'amore che lui mi ha dato
Per 18 anni ho camminato sui carboni ardenti senza scottarmi
Luca ha vinto, ha vinto la sua vita, le sue parole, il suo amore"
Luca è riuscito a farmi guardare il cielo"
Credo che tutto questo, sia tutto
Grazie Olimpia, grazie Francesca, grazie Barbara, grazie ai moderatori, agli amici, ma soprattutto,
Grazie Luca


Riferimenti


Da "Cristina Parodi Live" il servizio di Francesca Barra sulla storia di Luca



mercoledì 17 settembre 2014

Il sogno di Eleonora - La strada verso Olympia


Sono le diciannove circa, e la luce si spegne nella sala di un luogo stupendo a Milano, l'Open, , ed inizia il racconto.

Un racconto di felicità, la felicità di Eleonora Riggi, che è riuscita a coronare il suo sogno, quello di riuscire ad andare a vedere il concerto della sua band del cuore, i Pooh, a Parigi, nel “tempio della musica pop di Parigi” come lo descrive lei, l’Olympia.

Detta così sembra una cosa normale, che normale, di fatto non lo è.

Eleonora è disabile, o diversamente abile, costretta in carrozzina, che recentemente, purtroppo, è entrata in coma, e vi è restata per circa quaranta giorni, e da quel coma è tornata, è tornata alla vita, anche se le conseguenze di questo momento sono state molto invasive, ed hanno compromesso ulteriormente la condizione già sacrificata e complessa della sua vita.

Ma il ritorno alla vita va ovviamente festeggiato, ed allora, incoraggiata e sostenuta da un caro amico, Nicola Palmarini, decide di affrontare il suo sogno, l’avventura più difficile ed entusiasmante di questo ritorno alla vita: volare a Parigi.

Ed anche Nicola decide di non volere che questo sogno, questa esperienza resti solo tale, vuole dare vita a questo racconto, attraverso le immagini, un Road Movie che possa trasmettere al pubblico tutte le emozioni di Eleonora, attraverso un cammino verso Parigi che, nella sua condizione, è particolarmente complesso, difficile ed oneroso sotto tanti aspetti, personali, economici e psicologici.

Vuole che possa diventare un percorso di rappresentazione e condivisione di quello che vuol dire essere disabile oggi, ma allo stesso tempo, avere l’opportunità di raccontare quello che Eleonora vuole trasmettere a tutti coloro che hanno il suo stesso tipo di condizione di vita, con grande coraggio, speranza e forza d’animo, e che con le sue stesse parole recita: “tutti abbiamo il diritto e dovere  di vivere la nostra vita, ognuno per le possibilità che la stessa ci dona, ma dobbiamo viverla, e la condizione di disabilità non deve mai essere un limite ai sogni, mai deve consentire a nessuno di pensare che la vita sia diversa dalle altre, ogni vita ha la sua condizione, e per questa condizione, deve essere vissuta, pienamente ed intensamente”.

Un messaggio bellissimo quello di Eleonora, un insegnamento per tutti quelli che, come me, hanno la fortuna di vivere una condizione di vita normale ma anche un messaggio fortissimo di esortazione per tutte le persone che invece vivono nella condizione simile ad Eleonora.

E qui nasce un documento stupendo, il film La strada verso Olympia, uno spaccato vivibile di una realtà vissuta intensamente, che trasporta immediatamente nella condizione reale e fa vivere le emozioni secondo una prospettiva nuova, di grande speranza, “una vista dal basso” che come dice Eleonora, contrariamente a chi è abituato a vedere le cose dall’alto, insegna sempre a scorgere aspetti nuovi ed interessanti della vita, semplicemente alzando la testa.

Ed i Pooh Eleonora li ha incontrati, prima del concerto. Li aveva già incontrati altre volte, ma questa volta anche loro restano sorpresi di questa sorpresa, perché nemmeno loro avrebbero mai immaginato che potesse essere li, a Parigi, all’Olympia. Ma questo è reale, è accaduto. ed un’altra cosa è accaduta. Fra le compromissioni del post coma, vi era stata la riduzione della sensibilità alle mani e le braccia di Eleonora, tanto da non consentirle nemmeno di tener più in mano il suo telefonino.
E le gioie e le felicità fanno accadere anche delle cose inaspettate: Eleonora, nel bel mezzo del concerto, oltre a cantare insieme a loro, si ritrova senza accorgersene, ad applaudire, a muovere di nuovo quelle braccia e quelle mani che per giorni ha mosso con difficoltà.


Un viaggio però che mette in evidenza anche e soprattutto  i limiti sociali, sociologici ed infrastrutturali in cui verte l’Italia, ma anche l’Europa stessa, limiti derivanti dalla carenza di strutture di supporto e trasporto, di accoglienza, limiti di accessibilità, di servizi, di consulenza, di disponibilità, a volte anche imbarazzanti, a volte drammatici, talvolta grotteschi, e qualche volta anche da riderci su.


Riderci su. Ecco la forza di Eleonora. Io l’ho conosciuta su Twitter. Mi colpiva la sua estrema sensibilità, gioia di vivere, simpatia e positività. Ed è questa, anche, la forza della Rete, che ci mette in contatto e crea opportunità di vita vera. Come dico sempre, la rete deve essere al servizio della vita vera, e mai il contrario, e questo è uno dei tanti esempi che hanno caratterizzato la mia esperienza sui Social, esperienza di grande valore.

Il film ha un taglio televisivo, molto curato, e bisogna riconoscere allo staff tecnico, fra cui Claudia Di Lascia, produttore esecutivo, Marco Pozzi, Michele Bizzi e Federico Monti, con le musiche di Diego Ricci, che sono riusciti a cogliere il profilo più bello della storia, eliminando pietismi gratuiti che sono sempre in agguato quando si raccontano questo tipo di storie, e mettendo in evidenza invece il messaggio più positivo della speranza, quel crederci che in fondo caratterizza sempre le realizzazioni dei nostri sogni, allo stesso tempo riuscendo a cogliere, rendendoli parte integrante ma non accessoria, tutti i limiti e le problematiche che, come detto, vengono affrontate in una condizione come quella di Eleonora, aspetti di natura didattica e divulgativa che possono essere un messaggio importante da condividere nelle nostre comunità locali.


La proiezione è finita.
siamo tutti pervasi dall’emozione, commozione e felicità, insieme a tante, tante  riflessioni per il racconto di questo viaggio, particolare, unico, che mette in evidenza quanta strada ancora ci sia da fare, non solo in Italia, per l'inclusione, integrazione e accessibilità delle persone diversamente abili, o disabili. 



E da qui nasce quindi una opportunità unica di divulgazione, nelle scuole, nelle comunità, nei comuni e nelle Istituzioni, aspetto trattato anche nel dibattito post proiezione, affinché l’esperienza di Eleonora possa essere quel catalizzatore di risorse sensibili che possa dare la spinta ad azioni e progetti di inclusione da un lato, e creare attraverso la scuola, ragazzi socialmente consapevoli che possano riflettere queste sensibilità nella loro professione di domani, siano essi architetti, geometri, rappresentanti delle Istituzioni e qualsiasi altro futuro possa raccogliere queste importanti e necessarie consapevolezze.

Grazie Eleonora per averci arricchito.



Link al trailer del Film TRAILER

lunedì 28 luglio 2014

L'indifferenza è il vero male nella lotta alla mafia - Incontro con PIF, Pietro Grasso e Geppi Cucciari al Festival dell'Argentiera

Una serata molto bella di grande spessore quella trascorsa Sabato 26 luglio nella stupenda cornice del Festival dell' Argentiera in compagnia di Geppi Cucciari che ha intervistato Pif,  ed il Presidente del Senato Pietro Grasso.

Il tema centrale era ovviamente la mafia, da un lato per l'erperienza di Magistrato, e dall'altro per l'esperienza di Pif, e del suo ultimo racconto cinematografico La mafia uccide solo d'estate. Due Siciliani a confronto. 

I temi di mafia sono stati affrontati con grande serietà ed allo stesso tempo con quel tocco di simpatia che solo Pif ci sa regalare, ben supportato da una Geppi in grandissima forma.

Filo conduttore sia di Pif che di Grasso è stato quello dell'indifferenza che è il male più grande nella lotta alla mafia, e che caratterizza una Palermo che ancora arranca sotto questo profilo.

Pif ha tracciato il tema dell'indifferenza riportando alla memoria i suoi ricordi di infanzia, come il commento "finchè si scannano fra loro", riferito ai regolamenti interni fra fazioni, oppure al fatto che le suore non gli facessero mai vedere film di mafia, quasi come se la mafia non esistesse.

Duri i ricordi di Pietro Grasso, nei periodi di lavoro a Palermo, citando di quando veniva emarginato dagli abitanti del quartiere  in quanto con l'apparato di protezione "davamo fastidio".

Parlando di Antimafia, Grasso ha stigmatizzato proprio il fatto che "ognuno di noi ha il dovere di fare qualcosa per cambiare questa società", e che l'indifferenza è proprio la percentuale che incide di più rispetto a coloro che invece agiscono per fare qualcosa. Allo stesso tempo, fra le iniziative antimafia, lo stesso Grasso ha ricordato quella lodevole di Comitato Addiopizzo di Palermo, nato dagli studenti, che conta oggi centinaia di aderenti, che a testa alta lotta incontro le mafie, esponendo nei loro negozi l'adesivo distintivo.
Sono stati momenti di grande commozione i ricordi che Pietro Grasso ha regalato alla platea ricordando gli anni del pool antimafia, dal ricordo di Falcone, e dell'accendino che gli diede poco prima di morire, quando decise di smettere di fumare, accendino che ancora oggi, Grasso porta sempre con se, alle parole di Caponnetto "ragazzo, vai avanti a testa alta, schiena dritta e segui sempre la voce della tua coscienza", Borsellino, di quella difficoltà di operare contro tutto e contro tutti, e di quegli insegnamenti di Legalità, rettitudine e giustizia che solo grandi uomini come loro hanno saputo sostenere, nella guerra alla mafia che ha cambiato il corso della storia giudiziaria in Italia.


Molto acuto ed interessante è stato da parte di Geppi Cucciari ripercorrere insieme a Pif ed a Grasso i 10 comandamenti di "cosa nostra", sfruttando proprio la conoscenza da parte di Grasso, maturata negli anni di lavoro a Palermo, dei meccanismi intrinsechi alla mafia stessa, aspetti che sono stati raccontati per spiegare il significato dei regolamenti, e che hanno fatto emergere lati molto particolari degli usi ed abitudini dell'organizzazione mafiosa.

Ed esilaranti come sempre i sipari di Pif, nei suoi racconti di ragazzo, di ciò che ha dato origine al suo film, racconti che hanno sempre quel retrogusto amaro, di un'Italia che ancora tanto ha da fare per riuscire a dare voce alle voci come quella di Pif, che attraverso il suo film, proiettato in lungo ed in largo in Italia, è riuscito a portare nelle scuole - con un messaggio innovativo - i temi di mafia e di legalità, riuscendo a suscitare il grande interesse degli studenti, e non solo.

Ma se da un lato la voce di Pif è riuscita a trovare una strada divulgativa, proprio il Servizio Pubblico televisivo e radiofonico spegne voci di programmi nazionali importanti come La bellezza contro le mafie di Francesca Barra, La tredicesima ora di Carlo Lucarelli, che erano invece il volano principale per dar voce alle voci che raccontano di mafia, di storie di antimafia, di esempi lodevoli ed importanti, conquistando spazio nei confronti delle mafie, dove proprio il silenzio e l'assenza di informazione creano terreno fertile per le mafie.

E lo Stato e le Istituzioni dovrebbero comprendere che invece queste voci devono restare accese, perché come diceva anche Borsellino "Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene"


Roberto Furesi

Foto Antonio Furesi

venerdì 11 luglio 2014

Saper accogliere come elemento distintivo di Civiltà di un Paese

Sono Rumeni, individuati dalla Polizia, gli autori dello stupro della Studentessa Polacca Erasmus violentata l'8 giugno del 2014
.
Sono "senzatetto" Rumeni per la precisione, etichettiamoli correttamente.

Sono profondamente vicino alla ragazza ed ai suoi familiari, per questo episodio grave, avvenuto nel nostro Paese, segnale che tanta strada abbiamo ancora da fare in temi di sicurezza nelle città, soprattutto quelle più grandi come Milano, perchè ogni cittadino deve avere il diritto di poter rientrare a casa, anche alle 3 del mattino, incolume.

Quindi un tema di ordine pubblico, di regolamentazione dell'accesso al nostro Paese, di verifica permessi, di restituzione ai paesi d'origine di coloro che delinquono, e che non rispettano le nostre regole.

Ma perchè generalizzare? Perchè assimilare la parola "senzatetto" a "delinquente stupratore", perchè l'immigrato è automaticamente un parassita della società, e dobbiamo emarginarlo e rigettarlo?

Ciò che leggo oggi nei social, relativamente a questo episodio mi spinge a questa riflessione profonda.

"Sono tutti delinquenti i senzatetto, e gli immigrati "non fanno un cazzo" per la società, anzi vengono trattati meglio che gli italiani. I senzatetto mendicano agli angoli delle strade e danno fastidio, e gli immigrati scorrazzano per la città violentando, rubando e delinquendo qua e la.
I senzatetto puzzano sono brutti a vedersi, vanno scacciati da panchine e luoghi pubblici, gli immigrati vendono abusivamente, spacciano e devono essere ghetizzati in aree periferiche delle città, che diventano veri e propri Bronx."

Allora vale la pena fare un po di riflessioni aperte, schiette, per guardarci negli occhi tutti, e prendere qualche consapevolezza, che ci faccia uscire dai nostri divani, dalle nostre sale ovattate dove con una device in mano di qualsiasi tipo, possiamo pontificare, politicare e puntare il dito su questi esseri spregevoli che si aggirano nelle nostre care e belle città, sotto attacco.

Ora, secondo me un delinquente nasce delinquente anche se è di un altro paese. E se viene qua viene perchè nel nostro paese si può delinquere meglio. Questo perchè abbiamo un sistema giudiziario più mite contro reati minori, e non applichiamo misure severe quando uno straniero delinque, rimpatriandolo e revocandogli la possibilità di rientrare nel nostro paese.Iniziamo da questo, che vale anche per la delinquenza comune perpetrata da italiani, rafforziamo le pene.

Questo per i delinquenti. Ma per gli immigrati che vogliono integrarsi onestamente, che cosa facciamo? Noi cittadini che cosa facciamo? Le istituzioni che cosa fanno? Noi, alle Istituzioni, come le esortiamo, sollecitiamo? Quanti progetti solidali e di sostegno proponiamo, rispetto alle attività commerciali e di profitto che svolgiamo? le Istituzioni, quanta percentuale della loro agenda economica dedicano al risanamento di queste fasce sociali? Mancano progetti concreti di inserimento nel ciclo produttivo, di sostegno e di programmazione a livello istituzionale. Tutto è lasciato alla buona volontà ed iniziativa di poche strutture e fondazioni, ecclesiastiche e para ecclesiastiche, che cercano di trovare al loro interno percorsi di sostegno e inserimento di tantissimi ragazzi e persone che arrivano, sbandate nel nostro paese, o che, nate nel nostro Paese, si sono perse per strada, e sono anch'esse, sbandate.

Ciò che serve è fare correttamente uno spartiacque, porre controlli e regole più ferree, per valorizzare e aiutare da un lato quegli immigrati che, nel nostro paese vogliono produrre e portare valore, espellendo dall'altro i criminali e coloro che non vogliono integrarsi. Ma generalizzare, classare e uniformare non aiuta a questo prezioso lavoro di qualificazione sociale.

E la grande vertà che niente di tutto questo è in atto, a parte una riforma del Terso Settore, in approvazione in questi giorni, che dovrebbe dare impulso e spinta alle organizzazioni sociali, alle imprese sociali e quindi ad un indotto di sostegno e solidarietà che si dovrà affiancare alle Istituzioni in questo percorso.
Altro tema è quello dei senzatetto, etichettati anch'essi come delinquenti, cancro della società, "indecorosi" in alcune aree della città stessa, rifiuti viventi.

Scacciati, denigrati, emarginati e considerati nulla o poco più, dimenticati e abbandonati, vengono subito tirati in ballo quando la parola "senza fissa dimora" viene assimilata a immigrati o nazionali che compiono reati di stupro o rapine, come se la condizione fosse la sola e irrinunciabile per delinquere, come se i delinquenti, gli stupratori, i rapinatori, gli scippatori, i pedofili e qualsiasi altra categoria di pervertiti, scegliesse la condizione di "senzatetto", per poter trovare la loro dimensione.

Ripeto, chi nasce delinquente stupratore lo è a prescindere dalla condizione umana, dal luogo in cui vive, e le condizioni sono relative al fine della riconoscibilità interiore dei percorsi della legalità.
Sicuramente la condizione di indigenza, di povertà e di disperazione, può favorire comportamenti destrutturati che possono anche portare alla piccola delinquenza.

Ho seguito più da vicino il mondo dei senzatetto, sostenendo attivamente il percorso intrapreso dalla giornalista e scrittrice  Francesca Barra a valle della sua esperienza personale per l'inchiesta che la ha portata a vivere con loro un mese.

Ho visto personalmente la difficoltà delle Istituzioni ad attivare percorsi concreti di sostegno e reinserimento nella società, aspetti questi che spesso sono surrogati da Associazioni, Fondazioni e onlus di caratura ecclesiastica o para ecclesiastica, con enormi difficoltà di collegamento e relazione con le Istituzioni stesse.

E questo aspetto viene trattato abbondantemente dal Rapporto 2014 della Caritas Ecclesiastica Italiana sulla povertà ed esclusione, che fa un quadro ampissimo della gravità della situazione complessiva, e sottolinea proprio quanto l'accesso alle organizzazioni di sostentamento ecclesiastiche, sia sempre di più caratterizzato da persone che non sono indigenti, ma che fanno fatica a sopravvivere, a causa delle rate di mutuo, delle bollette e sempre di più si rivolgono a tali strutture per avere i beni primari come il pasto, alimenti e quant'altro. Ma dallo stesso rapporto, e questo è l'aspetto più grave che va sottolineato, e portato all'attenzione delle Istituzioni, è il crescente impatto che su questa classe di meno abbienti abbia la criminalità mafiosa attraverso il racket delle scommesse e delle sale da gioco, che sono da sempre le scappatoie e le chimere della pre-povertà, in quanto ipoteticamente foriere di guadagni "facili". Questi business sono fra le principali cause che portano delle povertà forse anche recuperabili, all'indigenza totale ed abbandono.

Guardiamo quindi sempre con meno qualunquismo, miopia, razzismo e emarginazione a questo mondo che esiste fra noi, fatto di senzatetto e immigrati, per riuscire in tal senso, non generalizzando, ad identificare da un lato i casi negativi, e trattarli come tali, e valorizzare i casi positivi, che sono tantissimi, e che vanno sostenuti ed integrati, in un Paese che, come ho detto nel titolo, saprà gestire la distintività dell'accoglienza attraverso i temi sociali di integrazione e povertà, senza ghettizzazione ed emarginazione, uscendo dal paradigma dell'indifferenza sociale. Questo passa anche attraverso noi, la nostra opera, la dedizione del nostro tempo e competenze alle cause sociali, l'attivazione di sensori recettivi per supportare le organizzazioni solidali  nell'indirizzamento dei casi particolari, e la nostra fattiva contribuzione sociale.



Milano, 11 luglio 2014

sabato 10 maggio 2014

Stare in strada, una serata indimenticabile

Il 9 di maggio sono stato ad un evento davvero speciale, quello organizzato da Francesca Barra e dalla Bar Boon Band al centro di accoglienza SOS Fondazione Exodus Stazione Centrale a Milano, nel sottopasso fra Via Tonale e Via Pergolesi.

L'evento, una serata di musica e parole, era inserito nel percorso di solidarietà e sensibilizzazione che Francesca Barra sta portando avanti dopo la sua esperienza vissuta in mezzo ai senzatetto della stazione centrale, esperienza che ha dato origine al libro edito da Rizzoli Tutta la vita in un giorno.

Il Centro di accoglienza, è un luogo dove i senzatetto possono trovare riparo, nelle giornate più fredde, ed avere conforto. 

Ciò che subito mi ha colpito all'arrivo, è stata la scritta posta all'ingresso, una scritta positiva e di speranza: "Ultras for Homeless". Ecco, questo è  uno striscione che vorrei sempre vedere in tutti gli stadi, al posto di altri striscioni di cui, recentemente, ci siamo dovuti vergognare




All'evento ha partecipato anche l'assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino, una presenza importante in un contesto dove le Istituzioni sono fondamentali. 
E' stato, il suo, un intervento concreto, che ha confermato la forte presenza del Comune a sostegno delle iniziative per i senzatetto, ed il costante stimolo, verso il Governo centrale verso la presa di consapevolezza che le politiche sociali devono partire prima di tutto dal Governo, e non possono essere delegate esclusivamente alle amministrazioni locali.



E' stato un momento di emozione totale, di coinvolgimento che ha fatto sentire tutti davvero parte di qualcosa di importante, parte di quel percorso dell'esserci che si divide sempre fra etica ed opportunità, che si nutre di sensibilità e trova la sua direzione nella ricerca della verità, e noi c'eravamo.

C'è stata empatia, solidarietà, comunione di intenti, ma anche dolore, sofferenza, graffi al cuore, e nel contempo speranza, tanta. Tanta speranza per i senzatetto, per gli "invisibili" , che con la partecipazione e la solidarietà possano diventare visibili. 


E visibili per me lo sono diventati  dopo aver letto il libro di Francesca, un solco profondo nell'anima, di cui ho raccontato sempre in questo mio pseudo Blog con la mia recensione del libro.


Chiunque fosse ieri allo spettacolo, è uscito arricchito, profondamente, più consapevole di dover affrontare un nuovo cammino di condivisione prima di tutto, e poi di presenza, per rendere visibili e vivibili coloro che, anche per me fino a ieri, erano invisibili. Coloro ai quali, per lavarmi la coscienza, mi prodigavo nel fare elemosine, spesso - e lo dico sinceramente - rivolgendo a quel gesto un ruolo  puramente liberatorio.

Coloro i quali non ho mai visto nella condizione di possibilità, quella strana e impalpabile ma concreta opportunità che potesse prevedere un destino simile anche per me.





Chiunque fosse ieri allo spettacolo, ha potuto vivere una Francesca Barra senza filtri, emozionata e vera nel rivivere il contesto che l'ha vista soffrire, ed arricchirsi allo stesso tempo. 
E la grande bellezza di ieri è stata proprio l'empatia con la quale Francesca di quella sofferenza, e di quell'arricchimento,  ci ha restituito tanto, leggendo parti del libro che, con la sua emozione, ci hanno trasportato direttamente a quei momenti personali di vissuto, facendoli rivivere anche a tutti i presenti. 

Sono stati momenti profondi, che tutti conserveranno nel cuore, uno fra i tanti è stata la presenza sul palco di Yna Yelleca, la senzatetto madre e nonna che oggi, con la sua tenacia e determinazione, ha fondato la Onlus Linea Gialla, un momento di grande felicità, che ricordo anche nelle parole fra le tante di Francesca di  ieri "tutti hanno diritto alla loro felicità, anche i senzatetto", dette nel ricordo della storia dei ragazzi che ha intervistato nel centro di accoglienza San Francesco d'Assisi di via Saponaro a Milano, intervista alla quale anche io ho avuto la fortuna di partecipare e di vivere intensamente, esperienza la mia indimenticabile della quale ringrazio profondamente Francesca per avermene dato importante opportunità.




Ed un contributo fondamentale lo ha portato la Bar Boon Band, coordinata da Maurizio Rotaris, iniziativa nata per intrattenere i senzatetto della stazione centrale di Milano,  integrando perfettamente tutte le emozioni delle parole con le emozioni della musica, in un connubio artistico di grande empatia.





Ciò che resta è la consapevolezza che siamo di fronte ad un percorso importante, ad un nuovo inizio che ci segna profondamente, che ha la missione di sconfiggere l'indifferenza che esiste fra noi nei confronti di persone che hanno perso tutto, come ha detto a Lampedusa Papa Francesco nella sua omelia "l'indifferenza è il vero nemico da sconfiggere".


Insieme, noi, in questo percorso che è iniziato, questa indifferenza, la sconfiggeremo.