sabato 10 maggio 2014

Stare in strada, una serata indimenticabile

Il 9 di maggio sono stato ad un evento davvero speciale, quello organizzato da Francesca Barra e dalla Bar Boon Band al centro di accoglienza SOS Fondazione Exodus Stazione Centrale a Milano, nel sottopasso fra Via Tonale e Via Pergolesi.

L'evento, una serata di musica e parole, era inserito nel percorso di solidarietà e sensibilizzazione che Francesca Barra sta portando avanti dopo la sua esperienza vissuta in mezzo ai senzatetto della stazione centrale, esperienza che ha dato origine al libro edito da Rizzoli Tutta la vita in un giorno.

Il Centro di accoglienza, è un luogo dove i senzatetto possono trovare riparo, nelle giornate più fredde, ed avere conforto. 

Ciò che subito mi ha colpito all'arrivo, è stata la scritta posta all'ingresso, una scritta positiva e di speranza: "Ultras for Homeless". Ecco, questo è  uno striscione che vorrei sempre vedere in tutti gli stadi, al posto di altri striscioni di cui, recentemente, ci siamo dovuti vergognare




All'evento ha partecipato anche l'assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino, una presenza importante in un contesto dove le Istituzioni sono fondamentali. 
E' stato, il suo, un intervento concreto, che ha confermato la forte presenza del Comune a sostegno delle iniziative per i senzatetto, ed il costante stimolo, verso il Governo centrale verso la presa di consapevolezza che le politiche sociali devono partire prima di tutto dal Governo, e non possono essere delegate esclusivamente alle amministrazioni locali.



E' stato un momento di emozione totale, di coinvolgimento che ha fatto sentire tutti davvero parte di qualcosa di importante, parte di quel percorso dell'esserci che si divide sempre fra etica ed opportunità, che si nutre di sensibilità e trova la sua direzione nella ricerca della verità, e noi c'eravamo.

C'è stata empatia, solidarietà, comunione di intenti, ma anche dolore, sofferenza, graffi al cuore, e nel contempo speranza, tanta. Tanta speranza per i senzatetto, per gli "invisibili" , che con la partecipazione e la solidarietà possano diventare visibili. 


E visibili per me lo sono diventati  dopo aver letto il libro di Francesca, un solco profondo nell'anima, di cui ho raccontato sempre in questo mio pseudo Blog con la mia recensione del libro.


Chiunque fosse ieri allo spettacolo, è uscito arricchito, profondamente, più consapevole di dover affrontare un nuovo cammino di condivisione prima di tutto, e poi di presenza, per rendere visibili e vivibili coloro che, anche per me fino a ieri, erano invisibili. Coloro ai quali, per lavarmi la coscienza, mi prodigavo nel fare elemosine, spesso - e lo dico sinceramente - rivolgendo a quel gesto un ruolo  puramente liberatorio.

Coloro i quali non ho mai visto nella condizione di possibilità, quella strana e impalpabile ma concreta opportunità che potesse prevedere un destino simile anche per me.





Chiunque fosse ieri allo spettacolo, ha potuto vivere una Francesca Barra senza filtri, emozionata e vera nel rivivere il contesto che l'ha vista soffrire, ed arricchirsi allo stesso tempo. 
E la grande bellezza di ieri è stata proprio l'empatia con la quale Francesca di quella sofferenza, e di quell'arricchimento,  ci ha restituito tanto, leggendo parti del libro che, con la sua emozione, ci hanno trasportato direttamente a quei momenti personali di vissuto, facendoli rivivere anche a tutti i presenti. 

Sono stati momenti profondi, che tutti conserveranno nel cuore, uno fra i tanti è stata la presenza sul palco di Yna Yelleca, la senzatetto madre e nonna che oggi, con la sua tenacia e determinazione, ha fondato la Onlus Linea Gialla, un momento di grande felicità, che ricordo anche nelle parole fra le tante di Francesca di  ieri "tutti hanno diritto alla loro felicità, anche i senzatetto", dette nel ricordo della storia dei ragazzi che ha intervistato nel centro di accoglienza San Francesco d'Assisi di via Saponaro a Milano, intervista alla quale anche io ho avuto la fortuna di partecipare e di vivere intensamente, esperienza la mia indimenticabile della quale ringrazio profondamente Francesca per avermene dato importante opportunità.




Ed un contributo fondamentale lo ha portato la Bar Boon Band, coordinata da Maurizio Rotaris, iniziativa nata per intrattenere i senzatetto della stazione centrale di Milano,  integrando perfettamente tutte le emozioni delle parole con le emozioni della musica, in un connubio artistico di grande empatia.





Ciò che resta è la consapevolezza che siamo di fronte ad un percorso importante, ad un nuovo inizio che ci segna profondamente, che ha la missione di sconfiggere l'indifferenza che esiste fra noi nei confronti di persone che hanno perso tutto, come ha detto a Lampedusa Papa Francesco nella sua omelia "l'indifferenza è il vero nemico da sconfiggere".


Insieme, noi, in questo percorso che è iniziato, questa indifferenza, la sconfiggeremo.




mercoledì 9 aprile 2014

Recensione del libro "Tutta la vita in un giorno" di Francesca Barra

Ho appena finito di leggere il libro di  Francesca Barra, giornalista e scrittrice, e non posso fare a meno di scrivere queste mie parole.

È un libro stupendo, importante, unico, necessario.

Un'esperienza di vita vissuta, che racconta di vite che vivono, dura, coinvolgente, traslata in un racconto che rivela prospettive inconsuete, sconosciute, inquietanti, ma allo stesso tempo restituisce esperienza, arricchimento, consapevolezza.

Francesca Barra ha vissuto un mese con i senzatetto a Milano, lasciando casa, figli e dedicandosi ad un'avventura giornalistica importante, che la ha poi portata a scrivere questo libro importante.

E viene fuori uno spaccato di vita vera, di cui all'autrice bisogna fare i dovuti complimenti, uniti ai ringraziamenti per aver consegnato ai lettori emozioni forti, ed importanti prese di coscienza.

Mi sono sentito un alieno leggendo la vita degli invisibili, ho pensato profondamente a quanto anche io li abbia considerati tali, forse non ultimi, ma invisibili si, e fra i tanti pensieri, non ve n'è mai stato uno che mi spingesse a considerare l'opportunità che potesse accadere a me, mai. Ho sempre pensato che fossero vittima di loro stessi.

Ed in questo il libro appena letto ti fa sentire profondamente cambiato, ti proietta nella loro vita, con odori, umori, sensazioni vivide e vivibili che ti frastornano, ma che rendono il cammino di lettura, unico.

C'e tanta bellezza in questo libro, c'è una grande ombra sociale che vive di luce, e tante luci che vivono solo di ombre.

E c'è la capacità dell'autrice, già presente nei suoi precedenti libri come  il quarto comandamento e Giovanni Falcone, un eroe solo di curare ogni singolo particolare, ogni singola sfumatura, per farla arrivare diretta, farla vivere a chi legge, come se fosse li, proprio li, insieme ad i protagonisti di questa storia, in queste loro vite devastate, disperse, parte di esse, in una sorta di catarsi ipnotica che ti fa vivere con loro, profondamente.

E mentre leggi, scopri che c'è una misura per ogni parola, ed ogni parola è a misura.

Ci sono tutti i quattro anni di tempo che l'autrice, come rivelato nelle recenti interviste, si è presa prima di scriverlo, ci sono negli spigoli, negli angoli delle vite raccontate, nei particolari drammatici, crudi, inaccettabili dell'ingiustizia sociale che però riesce a raccontare senza quasi far sentire il lettore in colpa, fuori posto, perché tutto viene raccontato con dolcezza, gentilezza, con elementi quasi scontati che scontati non sono, e qual senso di esser fuori posto, pian piano sparisce, man mano che le storie fanno diventare il lettore parte di esse, e quel  "fuori posto" diventa "consapevole", "cosciente", "arricchito", "pronto".

E c'è anche un momento di vissuto personale, condiviso con l'autrice, durante una visita al centro di accoglienza Fondazione Fratelli di San Francesco d'assisi, nel quale ho avuto modo di toccare con mano aspetti della condizione umana raccontata nel libro, un momento indimenticabile di arricchimento umano profondo e toccante.

Ho dato all'inizio quattro aggettivi, in cui credo profondamente: stupendo, importante, unico, necessario.

E' stupendo perché è un capolavoro, un altro capolavoro di verità raccontata con la capacità dell'autrice che prende la distanza corretta dalle storie, facendo parlare le stesse, ma sofferto, come si soffre sempre per creare e dare la vita, ma è un libro che fortifica chi lo ha scritto, dà senso a chi lo legge, riempie il cuore a chi ne racconta le emozioni vissute, leggendolo.

È importante per loro, per in protagonisti di queste storie, storie che vivono finalmente e hanno dignità, valore, giustizia, colore, descritti dall'autrice con la sua penna discreta, gentile, appassionata.

È unico, perché nel panorama letterario attuale non esiste niente che ci si avvicini, che abbia questa forza dirompente del coraggio della verità.

È necessario, perché c'è una società che ancora non ha compreso che il futuro è nella solidarietà, nella coesione sociale, nella costante attenzione di tutti noi a colmare questo divario di povertà, di indifferenza, di consapevolezza mancata. Di agire e di smettere di parlare. E questo è ciò di questo libro che muove le coscienze.

È un grande libro, che consiglio davvero a tutti.



Qui i riferimenti dell'autrice Francesca Barra e del libro Tutta la vita in un giorno, insieme al Book trailer ed all'intervista su Deejay TV con Diego Passoni Dimmi quando con Francesca Barra


venerdì 18 gennaio 2013

E' vita

La vita, cosa mi ha insegnato la vita...

Mi ha insegnato che nulla succede per caso, che il sole nasce e tramonta perchè la vita sia vita..

Mi ha insegnato che uno sguardo che ti incontra non è mai per caso, e che un sorriso che nasce è un pensiero bello che è nato, che un amore passato è servito, e che un amico sincero servirà...

Mi ha insegnato che un padre che muore è un dolore immenso sino a quando non ti accorgi che ha lasciato dentro qualcosa di lui che, inconsciamente e senza accorgerti trasmetti agli altri...
  
Mi ha insegnato che non devi mai perdere fiducia in te...

Mi ha insegnato che quando senti che il cuore batte per qualcuno, quel qualcuno sarà con te per sempre, nel bene e nel male e , nel cuore gli devi trovare il posto giusto...

Mi ha insegnato che ci sono persone che passano e persone che restano, e che c'è amore per sempre...

Mi ha insegnato che nulla è mai perduto, che c'è sempre la via d'uscita, che non è detta mai l'ultima parola...

Mi ha insegnato che quando credi in te, anche gli altri credono in te...

Mi ha insegnato che le persone le devi ascoltare davvero, ed allora le aiuterai...

Mi ha insegnato che devi sempre guardare negli occhi la persona che hai davanti...

Mi ha insegnato che ci sono persone che non sono come le altre, persone che nella vita si contano fra una e due, persone che valgono, che sono da ammirare, che hanno una marcia in più, per le quali daresti l'anima perchè sai che saprebbero accoglierla...

Mi ha insegnato che a volte è durezza, a volte asprezza e momenti difficili dove cercare se stessi...

Mi ha insegnato che prima di tutto il rispetto, poi il resto

Mi ha insegnato che nessuno ti può umiliare quando sei forte di te stesso...

Mi ha insegnato che...

La vita è un cammino fantastico, è una scoperta continua di opportunità per poter trovare, scovare all'interno di questo percorso meraviglioso, angoli e prospettive mai viste, scorci di paesaggi che passano attraverso finestre ombreggiate..

E si rinnova sempre la voglia di continuare a guardare, per ricercare sempre l'essenza di noi stessi, senza mai guardare troppo indietro, e mai guardare troppo avanti, cercare sempre di fruire appieno del bello del tempo che passa e trovarci la pienezza di un tramonto dorato e godere dell'ebrezza del tempo che arriva, come un vento fresco alla sera di agosto....in riva al mare.


mercoledì 16 gennaio 2013

Complicato, complicate, compliquè, complicado....

Siamo complicati, sempre di più.

La nostra vita è complicata, e noi ne siamo spesso responsabili, senza attenuanti di sorta.

Una vita complicata è una vita che non lascia spazio ai sogni, e atrofizza la capacità di interagire col mondo, quello che vorremmo e, costantemente, ci costringe ad accettare quello che ci viene proposto, dallo stereotipo di turno, impotenti e passivi.

Al lavoro, sempre più concentrati nella performance, si fanno grosse spanciate quotidiane, con orari improbabili, e inconcepibili, incontri notturni e lavori di sabato e domenica (avendo girato per mezza Europa, mi son sempre chiesto perchè solo noi Italiani tiriamo tardi al lavoro, ma va beh, analisi in prossimo post...), conference calls, video calls, commercialisti, clienti, fornitori, ecc ecc, insomma ognuno ha il suo mènage, ma il risultato è sempre lo stesso, complicazione.

Al di fuori del lavoro, sempre meno si riesce a programmare il proprio tempo, dedicare tempo alla nutrizione del rapporto con il partner, ai figli, alle relazioni interpersonali, divisi sempre di più fra necessità ed impegni improrogabili, o inderogabili.

Ed in questa rincorsa, ci si ritrova a guardarsi allo specchio senza riconoscersi, o per lo meno non ricordarsi di chi si sia veramente, o, ancor peggio, di chi si sarebbe voluti essere!

Banalità le mie sicuramente, ma molto spesso, nell'ovvio si nascondono le risposte, un p0' come quando si cerca la soluzione di problemi apparentemente complicati con soluzioni altrettanto complesse, invece di scomporre gli stessi in pezzi di problema, semplificando, appunto.

Bisogna rallentare, fermarsi un attimo e guardare il panorama che ci circonda, perchè se si procede sempre ad alta velocità, si perdono tutte le bellezze che quel panorama che attraversiamo lungo il cammino della nostra esistenza ci può offrire, rischiando che i pezzi di quel panorama, si sgretolino inesorabilmente, ed il puzzle dei pezzi che resta, non si riesce più a metterlo insieme, perchè manca il pezzo più importante, quello che raffigura noi stessi.

La svolta risiede sicuramente nella visione complessiva della vita lavorativa insieme al tempo libero, e tutte le varie opportunità di integrazione fra di loro.

Infatti,  se ci sforzassimo  di vedere il nostro futuro, (con rispetto e solidarietà ovviamente con chi non ha oggi un lavoro, chi lo ha perso e lo sta cercando, e chi non lo ha mai avuto...), con la cartina al tornasole di una prospettiva di longevità lavorativa che le recenti riforme pensionistiche hanno generato, ci accorgeremmo subito che lo stesso approccio alla nostra vita deve, dovrà, o dico dovrebbe cambiare radicalmente già da subito.

Quando parlo di approccio, lo identifico sicuramente bilaterlmente, cioè da un lato le Aziende, e dall'altro i lavoratori, siano essi dipendenti o liberi professionisti. Cito questi ultimi sempre con grande rispetto in quanto sempre più costretti a rinunciare completamente al proprio tempo libero, alle ferie, aspetti che, nella prospettiva delle mie riflessioni, potrebbero migliorare per induzione.

La prospettiva di finire il nostro contributo attivo intorno ai settant'anni, attualizza drammaticamente tutte quelle prospettive di "godersi la pensione" che un tempo erano i punti di forza della prospettiva pensionistica stessa.

Ed è per questo che vedo nel prossimo futuro nuovi scenari.

Vedo uno scenario lavorativo  nel quale sempre più le Aziende dovranno trovare modalità innovative per la flessibilità lavorativa, che dovrà essere massima nell'ottica di consentire alle aziende di ottimizzare l'offerta, ed ai lavoratori di poter gestire al meglio il tempo, la produttività lavorativa, gli interessi e le passioni personali, il tutto a vantaggio della qualità della performance, ma soprattutto della modifica anche delle esigenze del cliente, o del fruitore dei servizi, che a sua volta opererà massimizzando il suo tempo, il tutto supportato dagli strumenti informatici che abbattono le barriere spazio-tempo e consentono quell'"always on line" utile allo scopo.


Vedo quindi aziende che moduleranno i ruoli e le adibizioni secondo la reale produrttività che le relative fasce orarie consentono, con riferimento ai servizi offerti ed alla fascia temporale in cui si possa ottimizzare al meglio l'nterconnessione fra domanda-offerta.

Vedo flessibilità innovative che possano consentire anche di ampliare le potenzialità di assunzione complessiva, a vantaggio delle nuove generazioni, in un processo di soddisfazione di esigenze ottimale, nel quale probabilmente si guadagnerà meno in termini economici, ma molto di più nella qualità della vita, che verrà messa al centro delle nostre esigenze.

Famiglia, arte, musica, viaggi, relazioni, network, passioni, tutti elementi che oggi passano sotto le forche caudine di una pianificazione standard che spesso non realizza quell'incontro domanda-offerta necessario, disperdendo opportunità sia lavorative che personali, vittime di un setaccio sempre più fino, che lascia poco spazio a noi stessi.

Vedo invece la possibilità di fruire di tempi liberi più gestibili, al fine di coltivare interessi e poter gestire in maniera più armonica e proficua gli impegni di lavoro e quelli di natura personale, attualizzando molte delle passioni e dei progetti che, inesorabilmente,  non potremo lasciare ad un futuro di post pensionamento.

Ed in questo immagino Società di "Free Time Management", ancora poco diffuse, che si prendono cura della famiglia e del tempo libero complessivo, organizzandolo per ogni componente, in maniera di poter ottimizzare al meglio la qualità del tempo, supportando la gestione complessiva, in una armonizzazione di eventi siano essi di caratura culturale che sportiva, consentendo di poter fruire di quanto offerto nelle piazze di residenza al meglio, con professionisti che supportino anche  la pianificazione delle vacanze di tutto l'anno.
 
Questa è una delle mie visioni del futuro, ma sicuramente sono tante le opportunità che ci possono essere per poter cercare di ritrovare serenità, e di affrontare con lungimiranza il cammino che ci aspetta: credo che molto risieda nella nostra capacità di vedere il dopodomani.

Semplificare quindi, allunga la vita di oggi, preparando quella di domani...

P.S.
Se poi tutto questo, per la mancanza di lungimiranza del genere umano, aspetto che talvolta ricorre, non si dovesse realizzare, alcuni interessanti "take away" di semplificazione, e di costruzione solida di quel pezzo di puzzle di cui parlavo all'inizio, io li ho trovati in una dottrina manageriale molto interessante che ebbi la fortuna di seguire da vicino,quella di 
Stephen Covey, noto guru della Leadership americano, deceduto l'anno scorso.

Fra gli innumerevoli insegnamenti proposti, gran parte radicati nel famoso libro "Le 7 regole per avere successo"  uno in particolare risiede nello spostare l'ordine delle priorità dall'Orologio alla Bussola, cioè dalla propria agenda ai propri valori, secondo lo schema dei "Quattro quadranti della gestione del tempo" .












venerdì 11 gennaio 2013

Ho un sogno

Tante volte mando su Twitter la parodia di Peter Pan, sulla seconda stella a destra, e l'isola che non c'è.

Io vorrei trovare l'isola che c'è, ed essendo isolano, stà nella natura del mio essere la ricerca ed il ritorno ad essa.

Ma cos'è quest'isola che c'è per me?

E' un luogo dove far crescere i nostri sogni e le nostre ambizioni, è un luogo chiamato Italia, nel quale  anzichè fuggire, si dovrebbe avere voglia di arrivare, di approdare.

Troppo maltrattata, troppo usata e sfruttata, violentata e insultata da troppo tempo, nella generale noncuranza.

Siamo un popolo di talentuosi, di virtuosi, di gente operosa che sa cambiare il corso degli eventi, che sa valorizzare le proprie competenze con grande risultato, eppure non siamo in grado di prenderci la responsabilità vera di raddrizzare questo nostro paese.

Non sono sufficienti i soffi di cultura di Benigni, attorno alla nostra Bandiera ed alla nostra Costituzione, dove la bellezza delle nostre origini, dei nostri Padri fondatori ci viene riportata con grandissima vibrazione e resa vivida, vera, dal cantastorie italiano, non sono sufficienti a scuotere le nostre coscienze, e continuare quel lavoro che, evidentemente, ad oggi non è ancora terminato, di ricostruzione della nostra immagine, della nostra speranza.

"Amate la politica, perché la politica è la costruzione della nostra vita. La Costituzione è stata scritta da uomini che parlavano di politica dalla mattina alla sera. Disprezzare la politica è come disprezzare se’ stessi. Ci sono politici tremendi, ma se un padre schiaffeggia un bambino dalla mattina alla sera, è quel padre ad essere tremendo. Non tutti i padri sono così." (Roberto Benigni)

Abbiamo talenti in ogni campo, potremmo occuparci delle cose dello Stato con facilità, far risorgere l'economia di una terra che ha infinite risorse per produrre, ed invece siamo qui, a compiangerci, ad essere spettatori di un teatrino autoreferenziale che non produce nessun valore per la nostra terra.

Abbiamo milioni di strumenti per far ascoltare la nostra voce, ma non troviamo le parole giuste, abbiamo milioni di cose da dire, ma non troviamo chi le sappia dire per noi, abbiamo speranze, sogni, progetti e idee, ma non sappiamo metterle all'interno di un quadro organico che si chiami Futuro.

Ma l'isola che c'è è lì, a portata di mano...basta volerlo.