martedì 17 maggio 2016

Anti-mafia e Anti-Gomorra emulazione o consapevolezza?


Io preferisco Gomorra che mi sbatte in faccia la realtà, alle ipocrisie di tanti che imputano ad una fiction, compreso il primo cittadino di Napoli, Luigi De Magistris, di essere responsabile di creare emulazione. 

Gomorra che mi porta ad una consapevolezza viscerale, ad una ricerca di legalità necessaria, e non retorica.

Ma quale emulazione? 

domenica 8 maggio 2016

Ranieri, il Leicester e "The GodFather"

Il sogno di Ranieri è stata una favola calcistica moderna.

Aver regalato il campionato alla piccola squadra del Leicester è stata una grande vittoria fatta di grandi valori e di unità, di spirito di sacrificio.

E tutti noi italiani, chi da sempre, chi come sempre sul carro dei vincitori, chi all'ultimo momento abbiamo gioito profondamente per Claudio Ranieri e la sua impresa, che resterà nella storia.

mercoledì 4 maggio 2016

Caro Corrado Augias le tue parole sulla piccola Fortuna Loffredo non si possono accettare

Propongo il video dell'intervista di Corrado Augias a Di Martedì condotta da Giovanni Floris di ieri 3 maggio 2016 a proposito dell'omicidio della piccola Fortuna Loffredo:



"...la guardi bene, guardi come era atteggiata, e come era pettinata, e come aveva i boccoli che cadono, questa qui è una bambina che a cinque o sei anni, si atteggia come se ne avesse sedici o diciotto..."

Ecco Corrado Augias: queste tue parole non si possono più accettare.

Non si può più accettare che si cerchi sempre l'attenuante generica nei confronti di mostri come Raimondo Caputo accusato di averla ripetutamente violentata ed all'ennesimo rifiuto gettata dal balcone come se fosse un qualsiasi pupazzo.

Non si può più accettare tanto meno su una bimba di 6 anni che possa essere considerato provocante il modo di atteggiarsi o di vestirsi, o tanto più come Lei cita, di pettinare i capelli. 

Quello che stride oggi sono le sue parole, che si annoverano nell'ennesimo becero tentativo di dire che è la donna che provoca. 

Non bastano le centinaia di femminicidi, perpetrati da uomini che considerano la donna un animale da macello, buono per soddisfare solo i propri istinti, e sottostare a dispotiche e degradanti pratiche ossessive di gelosia e maltrattamenti.

Non bastano le centinaia di bambini e bambine sottoposte a violenze sessuali di pedofili che se ne approfittano, e che operano adescaggi, spesso senza neanche vederle in faccia, ma soltanto via web. 

Ed allora dove sta la dignità di queste donne, bambine, madri e figlie nelle sue parole?

Come può un uomo della sua levatura sociale, della sua cultura poter pensare e proferire delle parole così offensive per la dignità umana?

Come può attraverso le Sue parole sdoganare ed abilitare comportamenti criminali come quelli perpetrati ai danni della povera Fortuna.

Ma quando Lei ha detto che aveva 6 anni, si è reso conto di cosa vuol dire? Ma una bambina a 6 anni può essere provocante, atteggiata e indurre un uomo a perpetrarle una violenza continuativa e ucciderla gettandola da un balcone, solo perché provocato nei suoi istinti più maschi e reconditi?

Quell'uomo caro Corrado Augias, se condannato sarà stato un mostro pedofilo omicida e criminale. 

E non ci potranno essere mai parole come le sue che potranno giustificarlo. 

Perché nessuna violenza su un bambino può trovare alcuna giustificazione.

Perché nessuna violenza su nessuna donna può trovare giustificazione.

Dott. Augias, la invito vivamente a chiedere profondamente ed umilmente una sola cosa:

scusa.









martedì 26 aprile 2016

Lo scontro istituzionale politica-magistratura indebolisce le istituzioni e favorisce le mafie

E' una vecchia storia. 

Ma oggi la voglio tagliare corta. 

Nel dibattito fra chi aspetta sentenze e chi accusa generalizzando, perdiamo tutti. Perde la legalità in primis, perdono le ideologie che servono come punto di riferimento per i nostri giovani.

E qui non è un tema di chi ha torto o ragione, di chi fa bene o male: il tema è che serve fare "squadra".

Uso questa terminologia molto più familiare negli ambienti organizzativi, perché rende meglio l'idea di un Paese nel quale serve serrare le file, contro la criminalità organizzata, contro le minacce terroristiche, contro il pericolo che possa essere minata la stabilità intera.

Non voglio entrare nei particolari, che sono ben conosciuti circa le ultime dichiarazioni di Piercamillo Davigo, neo nominato Presidente dell'Associazione Magistrati, che in una recente intervista al Corriere della Sera accusa la classe politica di corruzione diffusa e peggio ancora di un peggioramento dei livelli di corruzione dicendo che "i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi", e le corrispondenti del Presidente del Consiglio Matteo Renzi circa la necessità di fornire nomi e sentenze, circostanziando quindi meglio le dichiarazioni.

Tutto questo non serve a nessuno. 

Tutto questo non serve a mio figlio diciottenne che ha appena dato il suo primo voto al Referendum, ed al quale da sempre cerco di insegnare l'importanza della ricerca della verità e legalità, e della politica come strumento sano di democrazia.

Tutto questo indebolisce la tenuta strutturale del sistema, mina il concetto stesso di Politica e di Magistratura. Ed in questo indebolimento, si presta il fianco alle organizzazioni mafiose che da sempre si insinuano nelle pieghe e nelle crepe istituzionali nella costante attività di destabilizzazione del sistema.

Se la politica è malata, allora cerchiamo di curarla, ognuno per la sua parte: i cittadini andando a votare e con coscienza, i magistrati emettendo sentenze e ristrutturando le procedure, i politici rinnovandosi e buttando fuori i condannati e corrotti dalle liste.

E' solo un tema di Responsabilità, una parola semplice, ma estremamente vera.

E sulle responsabilità rimandiamo i dibattiti alle sedi competenti, il parlamento per la politica e i tribunali per la magistratura, dove ognuno può legittimamente far valere le proprie istanze, senza demagogia, senza populismo che si alimenta rafforzando il concetto di una politica corrotta a tutti i livelli, e di una magistratura giustizialista, considerazioni che prestano il fianco per la raccolta di consenso da parte delle mafie.

Perché uno stato in entropia istituzionale è uno stato vulnerabile.

Serve una profonda riforma da una parte della Politica, lavorando sulla trasparenza e su processi di governo che consentano di espellere chi delinque, senza indugio, eliminando privilegi, operando dal basso un garantismo che consenta di poter denunciare apertamente gli abusi e le connivenze.

Serve una profonda riforma della Magistratura, che abbia processi più snelli, più strutture e risorse che possano agire più efficacemente nelle attività processuali evitando ritardi, errori e mettendo a rischio l'efficacia delle azioni preventive e di indagine.

Proprio su queste ultime serve anche una profonda riflessione sugli investimenti da fare in ambito preventivo, rafforzando le unità di intelligence che sono la vera arma contro la delinquenza organizzata, ma allo stesso tempo applicando il garantismo che possa evitare le gogne mediatiche che ultimamente considerano sentenza di condanna già solo l'avviso di garanzia.

Serve collaborazione fra politica, magistratura, informazione e cittadinanza affinché quel "fare squadra" sia l'arma infallibile per individuare, isolare e punire chi opera nel malaffare, infangando la politica sana, patrimonio di democrazia di questo paese.

Serve Responsabilità.


venerdì 8 aprile 2016

Non esiste par condicio quando si parla di mafia

Non esiste par condicio quando si parla di mafia.

Mi riferisco alla triste doppia umiliazione che i parenti delle vittime della mafia hanno subito una volta quando la Rai nella trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa di mercoledì 6 Aprile ha invitato il figlio di Totò Riina, per presentare il suo libro,  e la seconda volta, il giorno dopo, invitando gli stessi parenti delle vittime della mafia ad una trasmissione riparatrice.

Una becera rappresentazione di giornalismo.